MAJAKOVSKIJ CONTRO VIRGINIA WOOLF – puntata 1

Il blog - Majakovskij vs Virginia Woolf
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Trascrizione dell’udienza

Avv. Cicerone: «Prego, indichi le sue generalità»

Virginia Woolf: «Le mie generalità?»

Avv. Cicerone: «Sì, l’insieme degli elementi specifici. Nome, cognome, luogo e data di nascita, professione… insomma gli elementi che determinano l’identità di un individuo. Ricordi che la sua notorietà non ha rilevanza tra queste mura»

Virginia Woolf: «Ah, caro mio, l’ho capito ormai che la mia notorietà non ha rilevanza in questo mondo. Non mi troverei qua, seduta al banco degli imputati!»

Avv. Cicerone: «La prego, non ci faccia perdere tempo: generalità!»

Virginia Woolf: «Mi chiamo Adeline Virginia Woolf, sono nata a Londra il 25 gennaio 1882 e sono morta, suicida, a Rodmell il 28 marzo 1941. Aimeh, sono tornata in vita un paio di anni fa e dopo uno shock iniziale, ho fatto del mio meglio per sopravvivere in questo nuovo mondo. Attualmente mi guadagno da vivere facendo la copywriter»

Avv. Cicerone: «Sa per quale motivo si trova davanti la corte?»

Virginia Woolf: «Vuol dire nello specifico di oggi, o in generale riguardo anche agli altri capi di imputazione di questo maxi processo?»

Avv. Cicerone: «No, mi riferisco al capo d’imputazione per cui oggi è stata invitata a comparire davanti la corte. Il resto lo vedremo più avanti»

Virginia Woolf: «Sono qui per colpa della Impresa Filati di Scozia Centocinquanta per Cento! Maledetto il giorno in cui ho firmato digitalmente quel contratto che sta agitando come uno spauracchio davanti il mio naso»

Avv. Cicerone: «Lo tengo qui, tra le dita, perché su questo foglio, che ho stampato ma è stato da lei firmato digitalmente e quindi ha piena validità legale è riportato nero su bianco (prima che lo stampassi avremmo potuto dire pixel su schermo) il suo furto!»

Virginia Woolf: «Mi state accusando di furto unicamente perché non riesco ad accedere alla banca virtuale in cui ho aperto il conto dove ho ricevuto l’acconto indicato su quel contratto. Altrimenti a quest’ora la cifra sarebbe tornata già indietro, Bunga Bungle!»

Avv. Cicerone: «Cara Woolf, non ci impietosirà con la scusa che essendo nata nel 1882 non ha dimestichezza con i nuovi strumenti digitali, ha detto o non ha detto di essere una copywriter?»

Virginia Woolf: «Aimeh, sì l’ho detto. Ed effettivamente grazie a questa professione ho trovato un modo per sopravvivere»

Avv. Cicerone: «Ebbene, che venga messo a verbale! Tuttavia, ha firmato un contratto che va fuori dal suo tracciato professionale, o mi sbaglio? Cosa prevede l’oggetto del contratto che ho tra le dita e che lei ha firmato digitalmente?»

Virginia Woolf: «Mi hanno proposto di fare delle storie su Instagram. Una storia sponsorizzata mi aveva detto la Digital PR che mi ha contatto. Dovevo mostrare le gonne della Impresa Filati di Scozia Centocinquanta per Cento. Gonne fatte con filo naturale e biodinamico. Gonne filate a mano da delle vecchie donne di Paisley, tutte alte meno di un metro e cinquanta così da avere mani piccole e veloci per cucire gonne di qualità. Bunga Bungle quanto è difficile trovare donne basse in Scozia! L’ufficio stampa è stato chiaro sui punti appena citati. Dovevano essere tutti chiari ai seguaci durante la mia storia. Avrebbero spinto alla vendita dicevano…»

Avv. Cicerone: «Vendita… che parolone signora Woolf! Ma prosegua, che cosa è successo dopo la firma del contratto?»

Virginia Woolf: «Beh, devo ammettere che ho firmato il contratto su consiglio dell’editore, scusate non editore… ora si chiama… direttore della Media Agency. Al momento della firma non avevo mai utilizzato Instagram»

Avv. Cicerone: «Venga messo agli atti!»

Virginia Woolf: «Fatto sta che mi fanno avere le gonne in filo di scozia. Io avvio il mio smartphone nuovo di zecca comprato apposta per l’occasione e dopo vari passaggi installo la app. Mi faccio aiutare da un ragazzetto stagista che passa le giornate accanto alla mia scrivania a bere Bacardi e Ginger Ale. Finalmente inserisco i miei dati e niente…»

Avv. Cicerone: «Alt! Oltre alle gonne cos’altro arriva?»

Virginia Woolf: «Il trenta per cento, come pattuito da contratto, sul mio conto online: 30 euro»

Avv. Cicerone: «Prosegua»

Virginia Woolf: «Dicevo: mi fanno avere le gonne in filo di scozia e 30 euro sul conto come acconto. Io avvio il mio smartphone, installo la app. Mi faccio aiutare da Bacardi Ginger Ale. Finalmente inserisco i miei dati e niente…»

Avv. Cicerone: «Cosa intende con niente? Cosa l’ha portata a non concludere il contratto per il quale si era impegnata legalmente con una firma digitale?»

Virginia Woolf: «”Virginia Woolf” era un account già preso, non si sa da chi, non si sa da cosa. Fatto sta che Bacardi Ginger Ale se ne stupisce anche lui, perché mai uno dovrebbe accaparrarsi l’account di una – e qui cito affinché rimanga agli atti – vecchia babbiona pallosa morta suicida?»

Avv. Cicerone: «Su questo punto solidarizzo con lei signora Woolf, Bacardi Ginger Ale è un ragazzo troppo giovane, non lo ascolti. Lei è indubbiamente una delle più grandi autrici di tutti i tempi»

Virginia Woolf: «Lo so! È proprio questo il punto. Tutti gli account possibili associati al mio nome sono presi: spuntano mie immagini con sotto citazioni prese alla rinfusa dalle mie opere. E poi cuori, commenti, faccine. In conclusione, un gran Bunga Bungle!»

Avv. Cicerone: «Ha provato a rivolgersi a un avvocato e capire se può fare qualcosa a riguardo? Lei potrebbe essere ricca… vuole il mio biglietto da visita?»

Giudice Astrubale: «Avvocato! Si ricordi che è qua in tribunale oggi per la Filati di Scozia Centocinquanta per Cento, non è qui a farsi pubblicità! Sempre la solita storia…»

Virginia Woolf: «I diritti per tutte le mie opere sono scadute! È tutto di pubblico dominio. A settant’anni dalla mia morte tutto ciò che ho scritto è diventato di pubblico dominio»

Avv. Cicerone: «Ma questo a noi cosa interessa? Qui stiamo parlando del suo contratto con la Filati di Scozia Centocinquanta per Cento»

Virginia Woolf: «Niente, avete ragione. È solo per farvi capire che non so dove sbattere la testa, mi ritrovo non so per quale motivo in vita, nel 2020, in Europa. Sono una donna di talento, ma sono sola, tutti i miei amici sono morti. Ho provato a tornare a casa mia, nel Sussex, ma una vecchia bisbetica si professa direttrice di una Fondazione che… indovinate? Ha il mio nome! Vive facendo fare visite: la gente fotografa il mio letto, il mio giardino, la mia poltrona. Insomma non possono farmi dormire lì, rovinerei l’allure. Allora io che faccio? Provo a fare l’unica cosa che so fare: scrivere. Mi rivolgo a degli editori. Mi riconoscono, mi apprezzano anche, ma niente, non venderei mi dicono. Non rientro tra le categorie di libri che al momento pubblicano: biografie di star dei reality show o libri di ricette. Beata Suor Germana! Sono spacciata. Però tutti ammettono che ho stoffa per la scrittura. Mi fanno fare un paio di colloqui. Ho bisogno di soldi per vivere e infatti comincio a collaborare con questa agenzia, seduta alla scrivania accanto a Bacardi Ginger Ale»

Avv. Cicerone: «Delinei meglio il livello di coinvolgimento di Bacardi Ginger Ale all’interno della storia»

Virginia Woolf: «Beh, non riesco a registrarmi a Instagram, tutti gli account sono occupati. Ma non demordo, ho bisogno dei soldi. Chiedo a Bacardi Ginger Ale di prestarmi il suo account e pubblico la storia»

Giudice Astrubale: «Quindi l’inadempienza non sta nel non aver pubblicato la storia ma di averla pubblicata con un account non riconducibile a Virginia Woolf»

Avv. Cicerone: «No signor giudice! La Filati di Scozia Centocinquanta per Cento aveva scelto tra i possibili influencer proprio la signora Woolf perché perfettamente in target con il pubblico di acquisto dei propri prodotti. A quanto pare il mondo è pieno di donne che amano mettersi gonne scozzesi per assomigliare a intellettuali inglesi degli anni Trenta. Il problema… l’accusa… il danno… è che la signora Woolf non ha venduto nemmeno una gonna! È questo il reato»

Giudice Astrubale: «Cosa? Neppure una?»

Avv. Cicerone: «Nemmeno una! Ma veniamo alle visualizzazioni»

Virginia Woolf: «Ecco… diciotto»

Avv. Cicerone: «Diciotto misere visualizzazioni con il profilo di Bacardi Ginger Ale al fronte di ben 987mila visualizzazioni a storia che fa invece il profilo “Citazioni di Virginia Woolf” di proprietà della quattordicenne imprenditrice digitale Anna Rey? Chiedo alla corte: vi pare plausibile che una azienda, rinomata e performante come la Filati di Scozia Centocinquanta per Cento abbia avuto unicamente diciotto visualizzazioni? Si è affidata alla Virginia Woolf originale, la regina delle gonne scozzesi per donne intellettuali ed è riuscita ad ottenere solo diciotto visualizzazioni! Signore e signori della corte vi pare plausibile? A me pare una truffa. Signora Woolf è una truffa questa, non trova?»

Virginia Woolf: «Sinceramente… non lo so»

Avv. Cicerone: «Ma questa è solo la punta dell’iceberg, passiamo al secondo imputato. La prego, rivolga alla corte le sue generalità»

M.: «Buongiorno, mi chiamo Vladimir Vladimirovič Majakovskij, sono nato a Bagdati il 7 luglio 1893 e sono morto suicida a Mosca il 14 aprile 1930. Nella mia vita precedente ero un poeta e scrittore. Oggi sono Social Media Manager»

Continua…

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